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  • Il travaglio interiore dei Magi: il viaggio che li cambiò

    Il travaglio interiore dei Magi: il viaggio che li cambiò

    Non seguirono una stella per certezza, ma per inquietudine: il viaggio dei Magi fu prima di tutto un travaglio interiore, dove il dubbio non bloccò il cammino, ma lo rese possibile.

    Il viaggio dei Magi non fu soltanto attraversamento di deserti e confini. Fu, prima di tutto, una lenta erosione delle certezze. Ogni notte la stella sembrava più lontana, e ogni alba rimetteva tutto in discussione. Non dubitavano della meta, ma di sé stessi: siamo ancora degni di cercare ciò che non possiamo dominare?

    Nel silenzio delle soste, il sapere accumulato nei templi e negli osservatori diventava insufficiente. I calcoli non bastavano più. Le mappe celesti tacevano. Restava solo quella intuizione antica che già la sapienza aveva consegnato agli uomini: «Chi accresce il sapere, accresce il dolore» (Qoèlet). E tuttavia, tornare indietro avrebbe significato rinnegare la domanda che li aveva messi in cammino.

    Il travaglio dei Magi fu accettare di non capire prima di adorare. Ogni passo li spogliava di potere, prestigio, controllo. Il viaggio li convertiva interiormente: da sapienti a cercatori, da interpreti delle stelle a uomini esposti al mistero. Come insegna la tradizione sapienziale antica, la verità non si possiede: si attraversa.

    Quando giunsero davanti a quel bambino sconosciuto, compresero che il viaggio non serviva a trovare risposte, ma a diventare capaci di stare davanti al mistero senza fuggire, che il vero travaglio non era stato il deserto, ma lasciare che il mistero li superasse. Adorarono non perché avevano vinto il dubbio, ma perché avevano imparato a camminare con esso.

    L’adorazione fu il gesto finale di un lungo combattimento interiore: non la fine del dubbio, ma la sua trasfigurazione.

    Perché il vero cammino dei Magi — allora come oggi — è il coraggio di partire sapendo che si tornerà diversi.