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  • Bullismo a scuola: chi ripara il dolore della vittima?

    Bullismo a scuola: chi ripara il dolore della vittima?

    Una sanzione può punire un comportamento, ma non cancellare le conseguenze psicologiche delle prevaricazioni. La scuola deve andare oltre il provvedimento disciplinare.

    La ferita che rimane dopo la sanzione

    Nel bullismo scolastico punire non significa necessariamente riparare. Una sospensione, una nota disciplinare o delle scuse possono rappresentare risposte legittime, ma non restituiscono automaticamente alla vittima la sicurezza e la fiducia perdute.

    Un adolescente sistematicamente deriso, umiliato o etichettato come «sfigato» può progressivamente interiorizzare il giudizio del gruppo, sviluppando sentimenti di inadeguatezza, isolamento e sfiducia relazionale.

    Il procedimento disciplinare si conclude. La sofferenza può continuare.

    Che cosa prevede la legge?

    La Legge 70/2024 impone alle istituzioni scolastiche l’adozione di un codice interno antibullismo e l’istituzione di un tavolo permanente di monitoraggio.

    Il DPR 134/2025 ha ridefinito le conseguenze disciplinari nella scuola secondaria, valorizzando attività di approfondimento e percorsi di cittadinanza attiva e solidale.

    Ma una scuola che dispone di sanzioni e regolamenti non è necessariamente una scuola capace di proteggere. Senza procedure operative, il rischio è quello di intervenire sull’emergenza senza affrontarne le conseguenze.

    Bastano le scuse e una stretta di mano?

    Le scuse possono avere valore educativo, purché esprimano un autentico riconoscimento della responsabilità.

    Non possono però essere imposte come condizione per chiudere rapidamente un caso. La riconciliazione richiede volontarietà e sicurezza, soprattutto quando esiste uno squilibrio di potere tra gli studenti.

    Il perdono della vittima non può diventare un adempimento disciplinare.

    Dalla punizione alla riparazione educativa

    Nella mia prospettiva psicologica e pedagogica, ritengo necessario affiancare alla sanzione un Piano di tutela e riparazione educativa, capace di garantire protezione, prevenire le ritorsioni e verificare nel tempo il benessere dello studente.

    La ricerca scientifica conferma l’importanza degli interventi strutturati: una metanalisi di Gaffney e colleghi (2021) ha rilevato riduzioni medie dei comportamenti di bullismo e della vittimizzazione nei programmi scolastici esaminati.

    La prevenzione, dunque, non si esaurisce in una conferenza o in un provvedimento disciplinare. Richiede continuità, competenze e responsabilità condivise.

    Chi restituisce ciò che è stato perduto?

    Chi restituisce a un ragazzo le mattine trascorse nella paura, il silenzio imparato per non essere deriso, la convinzione di non valere abbastanza?

    Non tutto può essere restituito. Ma la scuola può impedire che quella sofferenza continui.

    Una scuola che punisce esercita la propria autorità. Una scuola che protegge, responsabilizza e verifica gli esiti esercita pienamente la propria funzione educativa.

    La domanda conclusiva non è se abbiamo punito abbastanza chi ha fatto del male, ma se abbiamo fatto abbastanza per chi quel male lo ha subito.