Monsignor Giuseppe Luxoro: il ricordo di un sacerdote autentico e amico di Dio.
Ciao Beppe.
“Prego Monsignore…” era spesso l’esordio scheroso con cui iniziavano le nostre conversazioni.
Dietro quel sorriso ironico si apriva però il mondo di un uomo autenticamente consacrato a Dio, un sacerdote che portava dentro di sé la forza ruvida dei pastori antichi e la delicatezza silenziosa di chi aveva imparato ad amare Cristo nel nascondimento.
Con Beppe se ne va una parte importante della mia vita e della comunità di Villanova.
Venticinque anni di amicizia, di confronti teologici intensi, di Sacra Scrittura meditata parola dopo parola, di discussioni accese e profonde sulla Chiesa, sul sacerdozio, sulla verità del Vangelo.
Era un uomo burbero nei modi, ma capace di una carità concreta e disarmante. Uno di quei sacerdoti che non avevano bisogno di apparire perché la loro testimonianza parlava già da sola.

Amava il Rosario.
Amava la Liturgia delle Ore pregata fedelmente, con quella disciplina spirituale che oggi sembra quasi appartenere a un’altra epoca.
Amava ascoltare. E io ascoltavo lui: i racconti degli anni del seminario a Iglesias, gli inizi di ministero in una Sardegna segnata dal lavoro delle miniere, le storie di povertà, di fede semplice, di popolo.
Amava il mare.
Amava la sua Carloforte.
Ma soprattutto amava Cristo.
Non il Cristo delle mode spirituali o delle semplificazioni contemporanee, ma il Cristo crocifisso e risorto della tradizione viva della Chiesa, incontrato nella preghiera, nell’Eucaristia e nello studio serio della teologia.
Joseph Ratzinger, il suo teologo prediletto, scriveva:
“La fede non è un’idea, ma un incontro con una Persona che dà alla vita un nuovo orizzonte.”
E Beppe questo incontro lo aveva vissuto davvero.
Era un uomo di Dio.
Uno di quelli che, senza clamore, sanno ancora generare nel cuore degli altri l’apertura al mistero.
Un sacerdote che portava dentro la croce senza teatralità, con sobrietà evangelica, fino a quell’ultima mattina di circa un anno fa nella quale, quasi come compimento di una vita interamente sacerdotale, hai abbracciato il mistero della croce.
Oggi resta il silenzio.
Ma anche una gratitudine profonda per aver incontrato un uomo che apparteneva interamente a Cristo.
E forse il modo più vero per ricordarti è proprio quello che tu stesso avresti voluto: pregare.
In silenzio.
Con il Rosario tra le mani.

