Una schedina occasionale non equivale a una dipendenza, ma frequenza, segretezza e rincorsa delle perdite possono segnalare un rapporto problematico con il gioco.
Data di pubblicazione: 17 luglio 2026
Data di revisione: 17 luglio 2026
Autore: Prof. Danilo Littarru
Ludopatia adolescenziale e scommesse sportive: quando bisogna preoccuparsi
Giocare una schedina o scommettere una volta su una partita non permette di diagnosticare una dipendenza, ma non dovrebbe neppure essere liquidato come un passatempo innocuo. Per un minorenne il gioco con vincita in denaro è vietato; sul piano psicologico, inoltre, la preoccupazione aumenta quando la scommessa diventa frequente, viene nascosta, serve a recuperare denaro perduto oppure comincia a regolare noia, ansia, frustrazione e bisogno di appartenenza. La domanda corretta, dunque, non è soltanto «quanto gioca?», ma soprattutto: che cosa sta cercando nella scommessa e che cosa accade quando non può giocare?
I dati italiani giustificano un’attenzione non allarmistica ma rigorosa. Il rapporto ESPAD®Italia 2024, condotto dal CNR su oltre 20.000 studenti tra i 15 e i 19 anni, rileva che il 57% ha praticato almeno una forma di gioco d’azzardo nell’ultimo anno e che l’11% presenta un profilo definibile a rischio o problematico. Tra i soli quindicenni-diciassettenni la quota di chi ha giocato nell’anno raggiunge circa il 55%. Anche l’indagine scolastica dell’Istituto Superiore di Sanità segnala che, già tra gli 11 e i 13 anni, il 20% degli studenti rientra tra i giocatori senza rischio rilevato, il 3% tra quelli a rischio e il 2% tra quelli con comportamento problematico. Questi numeri non descrivono un’intera generazione “dipendente”, ma documentano una precoce normalizzazione dell’azzardo. (CNR)
Che cosa significa realmente “ludopatia adolescenziale”
Il termine “ludopatia”, molto diffuso nel linguaggio comune, è meno preciso dell’espressione scientifica disturbo da gioco d’azzardo. Si tratta di una dipendenza comportamentale nella quale la persona perde progressivamente la capacità di controllare il gioco, gli attribuisce una priorità crescente rispetto alle altre attività e continua a giocare nonostante le conseguenze negative.
L’ICD-11 dell’Organizzazione mondiale della sanità individua tre nuclei fondamentali:
- compromissione del controllo sul comportamento di gioco;
- crescente priorità attribuita al gioco rispetto agli interessi e alle responsabilità quotidiane;
- prosecuzione o intensificazione del comportamento nonostante i danni prodotti. (Organizzazione Mondiale della Sanità)
Non è quindi la singola schedina a definire il disturbo. A essere clinicamente rilevante è l’organizzazione complessiva del comportamento: pensiero ricorrente, perdita di controllo, aumento delle somme, menzogne, irritabilità, rincorsa delle perdite e deterioramento della vita scolastica, familiare o relazionale. L’Istituto Superiore di Sanità sottolinea inoltre che il disturbo può condurre a investire quantità crescenti di tempo e denaro, chiedere prestiti e mentire per continuare a giocare. (usciredalgioco)

Perché le scommesse sportive sembrano meno pericolose
Le scommesse sportive possiedono una caratteristica psicologica particolare: si presentano come esercizi di competenza più che come giochi governati dall’incertezza.
Un adolescente che conosce squadre, classifiche, infortuni e statistiche può convincersi di non stare “tentando la fortuna”, ma di applicare una conoscenza tecnica. La familiarità con il calcio, il tennis o il basket alimenta così un’illusione di controllo: «conosco questo sport, quindi posso prevedere il risultato».
In realtà, l’esito resta incerto e le quote sono strutturate per assicurare un margine economico all’operatore. Anche una previsione ragionevole può essere annullata da un’espulsione, un infortunio, una decisione arbitrale o un evento casuale. La competenza sportiva può modificare alcune stime, ma non elimina la struttura aleatoria della scommessa.
La revisione sistematica dedicata alle scommesse sportive evidenzia associazioni con impulsività, ricerca di sensazioni, disagio psicologico, consumo di alcol o altre condotte di dipendenza, soprattutto nei giovani maschi. Ciò non significa che ogni ragazzo impulsivo diventerà dipendente, ma identifica una combinazione di vulnerabilità che merita attenzione. (PubMed)
Lo smartphone ha trasformato la natura dell’azzardo
La schedina tradizionale richiedeva uno spostamento, un punto vendita e un intervallo di tempo tra la giocata e il risultato. Il betting digitale ha eliminato quasi tutte queste discontinuità.
Attraverso lo smartphone è possibile:
- scommettere in qualsiasi luogo;
- effettuare numerose giocate durante la stessa partita;
- ricevere notifiche, bonus e proposte personalizzate;
- controllare continuamente quote e risultati;
- passare rapidamente da una perdita a una nuova scommessa.
La scommessa “live” comprime il tempo della riflessione. Tra impulso e azione restano pochi secondi; la partita viene frammentata in una sequenza di microeventi sui quali puntare. L’incontro sportivo non è più soltanto osservato: viene trasformato in una successione di occasioni economiche.
L’OMS segnala che digitalizzazione, accessibilità continua, marketing e associazione tra azzardo e sport contribuiscono alla normalizzazione del gioco tra bambini e giovani. La pubblicità non vende soltanto la possibilità di vincere: costruisce l’immagine del tifoso competente, informato e capace di “leggere” la partita. (Organizzazione Mondiale della Sanità)
Il punto di Danilo Littarru: la soglia funzionale
Nella valutazione psicologica ed educativa propongo di osservare quella che può essere definita soglia funzionale del gioco.
La questione centrale non riguarda soltanto il numero delle scommesse, ma il passaggio da un comportamento episodico a una funzione psicologica stabile. La soglia viene oltrepassata quando la scommessa comincia a servire per:
- neutralizzare la noia;
- attenuare ansia, rabbia o tristezza;
- ottenere riconoscimento nel gruppo;
- dimostrare competenza o virilità;
- compensare una percezione di fallimento;
- produrre eccitazione in una quotidianità vissuta come priva di intensità;
- recuperare non solo il denaro perduto, ma anche un’immagine ferita di sé.
In questa prospettiva, la rincorsa delle perdite non è esclusivamente finanziaria. Il ragazzo può tentare di riscattare la propria autostima: perdere significa essersi sbagliato, mentre una nuova giocata promette di ristabilire la sensazione di essere competente. È proprio questa saldatura tra denaro, identità e bisogno di rivincita a rendere il comportamento particolarmente insidioso.
Una schedina occasionale deve preoccupare?
Occorre distinguere tre piani.
Sul piano giuridico
In Italia la partecipazione ai giochi pubblici con vincita in denaro è vietata ai minori di diciotto anni. Il divieto riguarda quindi anche schedine, scommesse sportive e gioco online, indipendentemente dall’importo investito. (Gazzetta Ufficiale)
Sul piano clinico
Una singola giocata non dimostra la presenza di un disturbo. La diagnosi richiede una valutazione professionale del controllo, della persistenza, delle conseguenze e della compromissione del funzionamento personale.
Sul piano educativo
Anche un episodio isolato va compreso. È utile chiedersi:
- chi ha proposto la giocata;
- quale account o documento è stato utilizzato;
- da dove proveniva il denaro;
- se il ragazzo aveva già giocato altre volte;
- quale significato attribuisce alla vincita;
- come reagisce quando perde;
- se considera la scommessa una futura fonte di guadagno.
Non serve un interrogatorio. Serve una conversazione capace di ricostruire il contesto senza umiliare né banalizzare.
I segnali che richiedono maggiore attenzione
Il comportamento diventa più preoccupante quando compaiono contemporaneamente diversi indicatori:
- pensiero frequente rivolto a quote, partite e possibili vincite;
- aumento progressivo del denaro investito;
- necessità di giocare somme maggiori per provare la stessa eccitazione;
- irritabilità quando non è possibile scommettere;
- tentativi falliti di ridurre o interrompere;
- ritorno immediato al gioco per recuperare quanto perso;
- uso di account, carte o documenti appartenenti ad adulti;
- richieste insolite di denaro;
- piccoli debiti, sottrazioni o vendite di oggetti;
- menzogne sulle somme investite;
- peggioramento del sonno, del rendimento scolastico o dell’attività sportiva;
- riduzione degli interessi precedenti;
- oscillazioni dell’umore collegate alle vincite e alle perdite.
I segnali più caratteristici indicati dall’ISS sono l’irritabilità, l’aumento del tempo e del denaro dedicati al gioco, la rincorsa delle perdite, la segretezza, le richieste di prestiti e l’incapacità di controllarsi. (usciredalgioco)
Quali adolescenti possono essere maggiormente vulnerabili
Non esiste un profilo unico. Le evidenze individuano tuttavia alcune condizioni associate a una maggiore probabilità di sviluppare problemi:
- elevata impulsività;
- ricerca intensa di sensazioni;
- difficoltà nella regolazione emotiva;
- convinzioni erronee sulla probabilità;
- esordio precoce;
- presenza di familiari o amici che scommettono;
- facile disponibilità di denaro;
- uso problematico di alcol o sostanze;
- sintomi ansiosi, depressivi o marcata solitudine;
- forte identificazione con ambienti sportivi nei quali il betting è normalizzato.
Le revisioni scientifiche sulle scommesse sportive giovanili descrivono inoltre il ruolo del gruppo dei pari, del marketing e dell’esposizione ripetuta a contenuti che presentano la scommessa come parte naturale dell’esperienza sportiva. (PMC)
Questi fattori non costituiscono una sentenza diagnostica. Sono elementi di vulnerabilità che acquistano significato quando si combinano con frequenza, perdita di controllo e conseguenze concrete.
Che cosa possono fare i genitori
La prima risposta non dovrebbe essere la vergogna. Etichettare il ragazzo come “ludopatico”, irresponsabile o bugiardo rischia di aumentare la segretezza.
È preferibile procedere in modo fermo e strutturato.
Ricostruire i fatti
Chiedere quanto denaro sia stato speso, con quale frequenza, attraverso quali applicazioni e con quali eventuali debiti. Le domande devono essere dirette, ma non accusatorie.
Interrompere concretamente l’accesso
È necessario impedire l’utilizzo di account adulti, carte memorizzate, portafogli elettronici e applicazioni di scommessa. Non è sufficiente chiedere genericamente di “controllarsi” quando l’accesso resta immediato.
Non finanziare la rincorsa delle perdite
Restituire rapidamente il denaro ai compagni o coprire ogni debito senza affrontare il comportamento può ridurre la conseguenza immediata, ma lasciare intatto il meccanismo. La gestione economica deve essere accompagnata da responsabilizzazione e supervisione.
Separare nuovamente lo sport dall’azzardo
Guardare una partita senza seguire quote, pronostici monetari o app di betting aiuta a restituire allo sport il suo valore narrativo, tecnico e relazionale. Il tifoso non deve diventare necessariamente uno scommettitore.
Educare alla probabilità
È utile spiegare concetti come casualità, eventi indipendenti, margine dell’operatore e “fallacia del giocatore”: dopo una serie di perdite, una vincita non diventa automaticamente più probabile.
Il compito della scuola e delle società sportive
La prevenzione non può limitarsi alla raccomandazione «giocate responsabilmente». Per un minorenne, il messaggio corretto non è imparare a scommettere con moderazione, ma comprendere perché il prodotto è vietato e quali meccanismi psicologici utilizza.
Scuole e associazioni sportive dovrebbero:
- inserire il gioco d’azzardo nei programmi di educazione finanziaria e digitale;
- distinguere videogiochi, gaming, loot box e gioco con vincita in denaro;
- analizzare criticamente pubblicità, influencer e sponsorizzazioni;
- evitare schedine o pronostici con denaro durante attività scolastiche e sportive;
- formare docenti, educatori e allenatori sui segnali precoci;
- predisporre procedure riservate di segnalazione e orientamento.
L’allenatore, in particolare, possiede una responsabilità culturale. Commentare continuamente quote e vincite davanti ai giovani può trasformare implicitamente la scommessa in una prova di conoscenza sportiva e appartenenza al gruppo adulto.
I limiti delle evidenze disponibili
I dati devono essere interpretati con prudenza.
Le indagini sugli adolescenti sono prevalentemente basate su questionari autocompilati e possono risentire di sottostima, sovrastima o differenti definizioni di “gioco”. Il campione ESPAD comprende studenti dai 15 ai 19 anni e include quindi sia minorenni sia maggiorenni. Inoltre, aver giocato almeno una volta nell’anno non equivale ad avere una dipendenza.
Molti studi sono trasversali: mostrano associazioni tra scommesse, impulsività, disagio psicologico e uso di sostanze, ma non permettono sempre di stabilire quale elemento sia comparso per primo. Anche gli strumenti di screening e le soglie utilizzate variano tra i diversi Paesi.
La conclusione scientificamente corretta non è che ogni adolescente che scommette svilupperà un disturbo. È, piuttosto, che l’esposizione precoce, la frequenza, l’accessibilità digitale e la presenza di vulnerabilità psicologiche aumentano la probabilità di conseguenze negative.
Quando chiedere aiuto
È opportuno richiedere una valutazione professionale quando il ragazzo:
- non riesce a interrompere nonostante gli accordi;
- continua a giocare di nascosto;
- rincorre sistematicamente le perdite;
- contrae debiti o sottrae denaro;
- presenta un evidente peggioramento scolastico o relazionale;
- manifesta irritabilità intensa, ansia o alterazioni del sonno;
- utilizza la scommessa come principale strumento per modificare l’umore.
Il pediatra, il medico di medicina generale, uno psicologo esperto dell’età evolutiva o il Servizio per le Dipendenze possono effettuare un primo inquadramento. L’accesso ai servizi pubblici per il disturbo da gioco d’azzardo è gratuito.
L’Istituto Superiore di Sanità indica il Telefono Verde 800 558822, anonimo e gratuito, attivo dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 16. Dal 24 giugno 2026 è inoltre operativo il Numero Verde Unico Dipendenze 800 940789, che offre informazione e orientamento verso i servizi territoriali. (usciredalgioco)
Conclusione
La scommessa adolescenziale non deve essere osservata soltanto attraverso la quantità di denaro perduto. Talvolta le cifre sono ancora modeste, mentre il processo psicologico è già significativo: pensiero ricorrente, eccitazione, segretezza, illusione di competenza e bisogno di rivincita.
La prevenzione più efficace non consiste nel demonizzare lo sport o nel sorvegliare ossessivamente i ragazzi. Consiste nel sottrarre l’azzardo alla sua apparente innocenza, mostrando che dietro la rapidità di una giocata agiscono precise architetture commerciali e cognitive.
Un adolescente non ha bisogno di imparare a “vincere meglio”. Ha bisogno di comprendere che la propria competenza, il proprio valore e la propria identità sportiva non possono essere misurati da una quota.
Bibliografia essenziale
- CNR–Istituto di Fisiologia Clinica. ESPAD®Italia 2024. Sotto la superficie: le nuove sfide dell’adolescenza tra rischi e quotidianità. 2025.
- Istituto Superiore di Sanità. Indagine scolastica su gioco d’azzardo e gaming, anno scolastico 2024-2025. 2025.
- World Health Organization. Gambling – Fact Sheet. 2 dicembre 2024.
- Wardle H, Degenhardt L, et al. The Lancet Public Health Commission on gambling. Lancet Public Health. 2024;9:e950-e994. DOI: 10.1016/S2468-2667(24)00167-1.
- Tran LT, Wardle H, et al. The prevalence of gambling and problematic gambling: a systematic review and meta-analysis. Lancet Public Health. 2024. DOI: 10.1016/S2468-2667(24)00126-9.
- Valenciano-Mendoza E, Fernández-Aranda F, et al. Clinical correlates of sports betting: a systematic review. Journal of Gambling Studies. 2023;39:579-624.
- Daniel FM, et al. Youth sports betting and problem gambling in the global and European context. 2024.
- Decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, art. 24, commi 20-22: divieto di partecipazione dei minori ai giochi pubblici con vincita in denaro.
Box autore
Prof. Danilo Littarru
Psicologo clinico e della riabilitazione, pedagogista psico-educativo, docente e giornalista . Si occupa di adolescenza, famiglia, scuola, neurodivergenze, prevenzione del disagio giovanile e psicologia dello sport.
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